Il fatto è che non abbiamo mai smesso di credere che la politica siano “loro” a doverla fare. “Loro”, chiunque essi siano. “Loro” di destra, “loro” di sinistra, “loro” della lista civica, “loro” che si sono fatti da soli, “loro” che sono divisi in due correnti, “loro” che le due correnti sono diventate tre, “loro” che l’anno scorso dicevano il contrario di quello che dicono adesso, “loro” che sono nati per separarsi dagli “altri” e ora tra le case degli altri vogliono realizzare la grande opera (con i soldi degli altri), “loro” che non conoscono i marciapiedi perché vivono a quote alte, ma due settimane prima delle elezioni te li ritrovi ad ogni semaforo che vogliono risolvere i tuoi problemi quotidiani… sono così ridicoli mentre cercano di apparire disinvolti sul marciapiede, mentre cercano di far sembrare che i problemi della gente da marciapiede coincidano con ciò che loro pensano sia inaccettabile, e che quindi sentano la missione di dover risolvere. Loro fanno così da sempre, ma noi non abbiamo mai smesso di permetterglielo.
Linfa
The problem with our so-called “freedom”
Is that we allow others to do things
That we, apparently, don’t like
Il problema con ciò che noi chiamiamo
“libertà”
È che lasciamo che gli altri ci
facciano cose
Che a noi, apparentemente,
Non piacciono
La definizione “giornalismo indipendente” è già di per sé la prova dell’oscenità con cui ci siamo assuefatti a convivere: l’idea di poter distinguere il giornalismo indipendente da un altro giornalismo che non lo è. Sarebbe come dire “la voce muta” o “lo sguardo cieco”. Una voce muta non è una voce così come il giornalismo non indipendente non è giornalismo, e su questo non perderei tempo in disquisizioni di sorta. Un giornalismo che non sia indipendente non può essere giornalismo, sarà narrazione di parte, e così andrebbe etichettato.
Sotto la cosmesi che promette lo Stato di diritto vegeta la
legge del mondo dei rettili post-illuministi. Sfumature.
Scene di ordinaria ingiustizia tradotte in testimonianze di opportuna applicazione
di dispositivi di deterrenza, televisivamente consegnate ai consumatori di
farmaco-informazione anestetizzante. Cocktail sedativi. Dopo i batteri resistenti
agli antibiotici ci siamo noi, bipedi pensanti sempre più indifferenti alle
tragedie altrui.
| Sei nel branco? Ne fai parte? Ti capita di pensare all’individualità? Hai mai pensato al rispetto per l’individualità? Sei sicur* di saper distinguere tra il senso di stima per persone interessanti e il senso di devozione per un leader? Cosa pensi dell’ignoranza? Ti sei mai confrontat* con il concetto di” ignoranza” e con l’attitudine a voler conoscere gli aspetti della vita? Ti sei mai confrontat* con le tue paure? Hai mai messo in relazione le paure e l’ignoranza? |
Incidenti genetici
Orologi antiorari e pioggia di sensi fusi
Umanesimoclastia
Totalitarismo liberale e apologia degli abusi
Dissenteria cerebrale e ingegneria dei consensi
Dove ti sei nascosto Thumos?
Rintocca l’ultima ora del mondo:
La verde vita sublima e decade
Il bianco sfiorerà mai più casa mia?
È vago ricordo ormai quel godere
sereno, senza tempo perché fuori,
adesso le lancette sono macigni.
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IL FRUTTO NON È MAI STATO PROIBITO TRA NOI E IL FRUTTO NESSUN CONFINE, |
"Diritto alla disconnessione". Nel 2025, abbiamo una cosa come il "diritto alla disconnessione". Solo una società de-evoluta e malata come la nostra, grottesca materializzazione della profezia dei DEVO (band post punk /new wave nata nel 1972), poteva concepire una mostruosità simile. I Devo profetizzavano la merda in tempi non sospetti, noi, in quest’oggi asfissiante e asfissiato, ce la mangiamo e diciamo che è cioccolata.
"Diritto alla disconnessione". Questa è un'ulteriore dimostrazione di quanto l'umanità sia fottuta e che questo mondo, per ribaltare e parafrasare una frase di un tristemente noto generale messosi in politica con uno dei principali partiti della destra populista oggi al governo, sia totalmente "al contrario".
Partita di tennis.
Tizio, la sua racchetta, le sue scarpette sponsor, una palla nella mano sinistra che sta per diventare un proiettile contro i riflessi dell’avversario, muscoli caldi pronti a contrarsi, gambe che si flettono…
Il diritto di spendere
Il diritto di comprare
Il diritto di possedere
Il diritto di consumare
Il diritto di scopare
Il diritto di drogarsi
Informazioni
Uno spazio dedicato al pensiero non omologato e alla ricerca dell’oltre. Contrabbando di Sale è un viaggio letterario in territori inesplorati, tra arte ibridata e idee che sfidano strutture consolidate, per generare nuove forme di libertà creativa e consapevolezza