Se è vero che la speranza di un futuro migliore è quella forza che ha da sempre, tutto
sommato, spinto l’Umanità in tutte le sue declinazioni, invenzioni e ambizioni, giuste o
sbagliate, buone o malvagie, è anche vero che è sentire comune dei nostri tempi e
della nostra società che quella speranza è come esauritasi. Qualcuno, ormai più di
trent’anni fa, annunciava l’ormai prossima “Fine della Storia”.
Come tutti i profeti, si sbagliava. La Storia, quella di tutta l’Umanità, non termina, non
potrà terminare fintanto che esisteremo noi, attori senza neanche canovaccio,
improvvisatori quotidiani di farse e tragedie. Ma nemmeno procede diritta verso una
meta prestabilita da Dio o chissà quale altra forza: siamo una compagnia senza regista
né impresario, e non c’è nulla che ci impedisca di incamminarci verso la perdizione
totale, se non noi stessi. Ma questo vuol dire anche che nulla ci vieta di andare verso la
salvezza, fintanto che lo vorremo. È forse questa volontà che è venuta meno, nel
nostro Occidente troppo prospero, troppo sicuro, troppo tranquillo. Ci sono venuti a
noia il benessere, la pace, l’arte e la filosofia, tutte cose che abbiamo avuto in
abbondanza negli ultimi decenni, e ci siamo così adagiati, convinti che sarebbe durato
tutto in eterno. Un lungo, piacevole sonno senza sogni.
Ma la Storia ha la capacità di strapparci a qualsiasi sonno, anche il più profondo. Se
anche la nostra società è riuscita a sopravvivere alle crisi del secondo Novecento e
dell’inizio del ventunesimo secolo, con l’avvento della terza decade del millennio, la
forza dei conflitti, delle epidemie, delle crisi economiche, degli abusi dei diritti umani,
delle stragi e dei massacri, ha infranto il nostro splendido sogno di indolenza.
Assistiamo quotidianamente al fallimento degli strumenti del diritto e della diplomazia
internazionale, sui quali avevamo costruito la nostra Pace, a discapito di quei popoli e
quei paesi che, invece, abbiamo sfruttato e abusato, escludendoli dal nostro bel
“Mondo Civilizzato”.
La Storia, in poche parole, continua. La Storia infrange le nostre convinzioni, la nostra
pretesa di innata superiorità, e ci costringe a confrontarci con la realtà del mondo in
divenire.
Allora, non ci resta che decidere: aspettare passivamente di essere investiti,
abbandonarsi al disfattismo e all’immobilismo, oppure, con sprezzo del pericolo, senza
nessuna certezza se non quella della nostra follia, combattere. Non con fucili e
cannoni, e nemmeno con lance e spade, ma con la forza dell’unione, con la potenza
della massa critica che non ci sta, che non si fa andare bene le cose così come stanno,
che non getta la spugna perché “tanto non cambia niente”. Sappiamo, invece, che le
cose cambiano eccome, cambiano sempre, e che se non saremo noi a prendere il
timone, lo farà qualcun altro, e chissà verso che lidi ci condurrà.
Le speranze di un mondo migliore non si sono esaurite, soltanto assopite. E allora
svegliamoci, prima che il sonno si faccia foriero di morte definitiva.
DAVIDE PASTORE