Gli anni ’90 rappresentano uno dei momenti più fertili per la musica alternativa italiana, oserei dire al pari della New Wave Italiana degli anni 80, una stagione in cui la scena indipendente ha saputo definire un linguaggio nuovo, sospeso tra l’abrasività del grunge e una profondità cantautorale viscerale. In questo contesto, Mantra dei Ritmo Tribale si staglia come un testamento vitale, un vertice assoluto del rock nostrano uscito nel 1994. È un disco profondamente metropolitano, intriso dell'asfalto e della umidità di Milano, capace di distillare un'energia che fonde il muro di suono delle chitarre di Andrea Scaglia e Fabrizio "Fabri" Rioda con una sezione ritmica implacabile (Alex Marcheschi alla batteria, Andrea "Briegel" Filipazzi al basso, incredibile la sua performance su Amara, e le tastiere di Luca "Talia" Accardi). Ma il vero centro di gravità è la voce di Stefano "Edda" Rampoldi, uno strumento fuori controllo che passa da sussurri mistici a urla laceranti, trasformando ogni traccia in un’esperienza confessionale.
Recensioni
«Ci illuminano, codesti Epistolari impuri, il versante
separato dall’emigrazione, nascosto; ribattuto a ritroso
attraverso i paesaggi, le corrispondenze interne.»
(Antonio Castelli, da “Entromondo”, 1967, p.54)
Nel primo episodio di Paisà del regista Roberto Rossellini, ambientato durante lo sbarco degli Alleati in Sicilia, una fanciulla siciliana si offre di accompagnare dei soldati americani verso un’ antica e strategica fortezza sul mare. Rimasta da sola con uno dei soldati, che tenta inutilmente di comunicare con lei e instaurare un rapporto d’amicizia, la ragazza gli urla nel suo tipico dialetto, con esasperato sarcasmo: “siete tutti gli stessi, voi, i tedeschi, i fascisti, tutti voi che avete un fucile in mano, tutti gli stessi siete”. Attraverso la sua voce parla la coscienza di un intero popolo, vissuto in una terra dominata e saccheggiata per millenni e che dunque guarda alla Storia, al Progresso, con sospetto e con crudele ironia. La stessa crudele ironia che naviga le pagine salmastre di Horcynus Orca, il misterico e oceanico capolavoro letterario dello scrittore siciliano Stefano D’Arrigo, che molti conoscono ma che pochi ancora hanno letto.
Siamo nel 1987. L'era della New Wave italiana volge al termine, accompagnata dal celebre sarcasmo di Franco Battiato che, in Centro di gravità permanente, pungeva i ritmi dell'epoca e quel "free jazz punk inglese" quasi mitologico.
In quel finire d'anno, in una cittadina del Sud Italia allora vibrante di fermenti underground, un ragazzo assiste a un concerto dei Moda. Quella band fiorentina, nata sotto l’ala della scuderia IRA, aveva già conquistato il mio cuore con l’esordio di Bandiera. Ma quella sera accadde qualcosa di diverso: il gruppo scelse di mettere da parte il passato, suonando solo pochi pezzi del primo disco per dare spazio alle atmosfere di un album appena nato: Canto Pagano. Per me fu un colpo di fulmine, un amore puro che, a distanza di quarant'anni, non ha perso un briciolo della sua intensità.
Informazioni
Uno spazio dedicato al pensiero non omologato e alla ricerca dell’oltre. Contrabbando di Sale è un viaggio letterario in territori inesplorati, tra arte ibridata e idee che sfidano strutture consolidate, per generare nuove forme di libertà creativa e consapevolezza