"Diritto alla disconnessione". Nel 2025, abbiamo una cosa come il "diritto alla disconnessione". Solo una società de-evoluta e malata come la nostra, grottesca materializzazione della profezia dei DEVO (band post punk /new wave nata nel 1972), poteva concepire una mostruosità simile. I Devo profetizzavano la merda in tempi non sospetti, noi, in quest’oggi asfissiante e asfissiato, ce la mangiamo e diciamo che è cioccolata.
"Diritto alla disconnessione". Questa è un'ulteriore dimostrazione di quanto l'umanità sia fottuta e che questo mondo, per ribaltare e parafrasare una frase di un tristemente noto generale messosi in politica con uno dei principali partiti della destra populista oggi al governo, sia totalmente "al contrario".
"Hey, hey, volevi combattere per il salario minimo? Beh, peggio per te. Beccati il "diritto alla disconnessione". E ora stai zitto e collegati comunque. Tanto puoi disconnetterti quanto vuoi, ma in un modo o nell'altro tornerai sempre da noi. In un modo o nell'altro. Quando vorrai svagarti, magari riempiendo qualche tempo morto. Intanto stacca pure la spina dal cervello (Ah ah ah, come se ci fosse bisogno di averne uno, ah ah ah).
Ed ecco che ricomincia la tua dipendenza dai social, ed ecco che riempi di soldi i “big” del tech del mondo tramite la profilazione, ed ecco che scroll dopo scroll, reel dopo reel, pubblicità dopo pubblicità, nemmeno il tempo di farti profilare per la centesima volta che già pensi: "Uhm alla fine tutto questo non è poi così male. Perlomeno non vivo in Medio Oriente".
I social sono l'ennesima illusione, di matrice tipicamente occidentale, di avere una forma di libertà in questo sistema. E noi non facciamo altro che asservirci a questa logica. Continuamente, consapevolmente o no. Come ogni medium di massa, i social (e internet stesso) puntano ad alienarci, mercificarci, controllarci e modificare le nostre condizioni psicofisiche. In ogni modo. E ora, con l'avvento della cybersecurity e degli assistenti virtuali, stiamo dando ulteriormente in pasto a questi criminali la nostra privacy. E a noi piace. Sì che a noi piace.
Siamo schiavi e ci piace esserlo. E sembra quasi che più ci lamentiamo della nostra schiavitù, più ci piace. E lo dimostriamo in tutti i modi. Anche diversi di coloro che dicono di essere contro tutto questo, poi comunque ne godono enormemente.
Il nostro vivere ormai è programmato in modalità "masochista mortifero". Più il cappio ci viene stretto attorno al collo, più noi godiamo fino al momento in cui "eros" e "thanatos" s'intrecciano in un inglorioso, benchè meritato, tripudio di miseria umana.
Il tutto coronato da un irritante muzak (irritante direi che è anche eufemistico e ridondante, in quanto la muzak è irritante per definizione). Potete scegliere tra i vari sottofondi proposti: easy listening, new age, trap, emo, soft rock, arena rock, revival di vario tipo, boy band varie, k-pop, musica da talent show (Sanremo obbligatoriamente incluso), musica da TV, da baretto della spiaggia o della piazza, da sagra della salsiccia, da festival dei poveri, da "pop" per l'autoradio... Musica serena, tranquilla e rassicurante, buona per tutte le persone "per bene": mamme e bambini, ladri e assassini, la gente "per bene" che si offende se per una parolaccia, e poi votano la mafia politicante.
Un sottofondo per la fine.
Ne abbiamo anche per voi, "ragazzini finto-alternativi": shoegaze e il più recente hyper-pop (generi per chi si vuol sentire "alternativo", a che cosa non lo sanno nemmeno loro). La vostra vaselina mortifera quotidiana. O, se preferite, la narcotica cintura stretta intorno al collo che vi farà godere della vostra morte corporale (se siete arrivati a questo punto, la fase "morte cerebrale" l'avete già superata da tempo).