Fantasmi

Fantasmi

Il fatto è che non abbiamo mai smesso di credere che la politica siano “loro” a doverla fare. “Loro”, chiunque essi siano. “Loro” di destra, “loro” di sinistra, “loro” della lista civica, “loro” che si sono fatti da soli, “loro” che sono divisi in due correnti, “loro” che le due correnti sono diventate tre, “loro” che l’anno scorso dicevano il contrario di quello che dicono adesso, “loro” che sono nati per separarsi dagli “altri” e ora tra le case degli altri vogliono realizzare la grande opera (con i soldi degli altri), “loro” che non conoscono i marciapiedi perché vivono a quote alte, ma due settimane prima delle elezioni te li ritrovi ad ogni semaforo che vogliono risolvere i tuoi problemi quotidiani… sono così ridicoli mentre cercano di apparire disinvolti sul marciapiede, mentre cercano di far sembrare che i problemi della gente da marciapiede coincidano con ciò che loro pensano sia inaccettabile, e che quindi sentano la missione di dover risolvere. Loro fanno così da sempre, ma noi non abbiamo mai smesso di permetterglielo.

Non abbiamo mai smesso di credere che siano “loro” a fare la politica, e che non vi sia altro che questa possibilità: le regole del gioco sono queste, e nell’ambito delle regole del gioco dobbiamo cercare di sopravvivere, malati cronici di questa malsana rassegnazione. Si continua a fingere (con sé stessi e col mondo) di credere che le regole del gioco possano ancora bastare a garantire che il gioco sia “pulito”, e che ancora valga la pena continuare a giocare la partita nell’ambito di regole che ormai sono un recinto solo per chi si sente docile animale da gregge, e allo stesso tempo, un ridicolo divieto di accesso per chi si sente lupo, troppo poco in sintonia con i significati della segnaletica stradale. In una malata inerzia si continua a non voler gridare, a sé stessi e al mondo, che “qualcuno”, al di fuori dell’ambito delle regole del gioco, ha messo le mani nello scrigno dei principi e dei valori, e vi ha versato (e continua a versare) essenze tossiche che corrompono la struttura ideologica e morale del gioco. E molto stupidamente si continua a parlare di nomi, di numeri, e di alleanze fantasma. Il fatto è che i fantasmi siamo noi, tutti. E continueremo ad esserlo fino a quando non ritroveremo il coraggio di gridare, a noi stessi e al mondo, che il gioco così com'è, non ci interessa più. Il coraggio di cominciare a farla noi la politica, ogni giorno, andando a cinema anziché restare a casa, scegliendo il teatro anziché lo smartphone, il pub anziché il social, un libro anziché il niente digitale, la consapevolezza anziché l’oblio, la responsabilità di partecipare anziché l’alibi del disinteresse.

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