Sono sulla zattera perché non ho alternative: l’aria, nella megalopoli della civiltà convenzionale, è ormai irrespirabile. L’ipocrisia atomizzata invade i polmoni della coscienza, e la coscienza stessa diventa contenitore passivo di pensiero preconfezionato... spazio che si contrae... tempo che implode su quadranti di ansiogeni orologi da ufficio... il non senso edifica prigioni di finte libertà concordate dietro il sipario...
Si soffoca. L’anima soffoca.
Nessuno mi ha chiesto di salire a bordo.
Ho chiuso gli occhi e ho catturato, in un respiro cosmico, i futuri improbabili che attendevano solo di essere guardati, bellissimi, colorati di vibrazioni mai sondate.
Navigare destrutturando.
Navigare deprogrammando.
Evitando le mine galleggianti del finto progresso.
Ho provato a respirare i desideri della mia anima…
E mi sono ritrovata qui… contrabbando di prospettive mai osate.