Quaggiù, a sud dell’Anima, con il cuore immerso in una marmellata di smeraldi, non preziosi che si possano acquistare, ma l’impagabile consistenza della consapevolezza di essere già tutto a prescindere da tutto, ci nutriamo della vista del Mare del Divenire… e dalla battigia ne estraiamo il sapore… e ne facciamo contrabbando.
Residenti del sud dell’Anima, assidui frequentatori dell’Oltre, ci addestriamo a non vedere coordinate geografiche, perché “quaggiù” significa ovunque, e “lassù agli antipodi” è semplicemente qualunque luogo in cui ci si illude di essere separati.
Giurammo di vivere da pirati, ma non andiamo a caccia di bottini. Solchiamo la superficie ondosa della vita in cerca di scrigni da aprire, perché zavorra sublimi in forza motrice, antigravitazionale, egodissolvente. Pratichiamo l’arte degli arrembaggi ma mai uccidiamo, perché chi è vivo non può morire e chi è morto per vocazione non ha vite da rimpiangere. Le nostre bordate non sono destinate a galeoni, fregate, e tantomeno a mercantili di sorta, ma ai mostri stalattitici del proto-pensiero presunto-umano che, come enormi iceberg, infestano l’oceano interiore.
Messi al bando perché dissidenti nel buco nero della logica del mercato, capitani del volere e artigiani del sognare, alchimisti prestigiatori che trasformano il mare in suonare, fedeli al moto ondoso e nemici giurati di ogni conservazione, noi del Contrabbando di Sale, crediamo nell’asteroide che si schianterà sulla superficie del pensiero giurassico, provocando l’estinzione dei rettiloidi che da millenni governano l’illusione della civiltà.